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Topic outline

  • Il corso si terrà a settembre 2024.


    Denaturalizzando la categoria di sesso, la teorica e scrittrice lesbica Monique Wittig (1935-2003) ha rivoluzionato il pensiero filosofico, letterario e politico del XX secolo e contribuito all’irruzione delle analisi femministe nel campo del sapere. In un momento di fermento editoriale intorno ai suoi testi, ripubblicati in Francia e ritradotti in altre lingue, il corso si propone di fornire i principali strumenti analitici per comprendere il senso del suo progetto intellettuale e per restituirne la coerenza e la radicalità.


    Il corso è articolato in quattro incontri, di due ore ciascuno, che si terranno online le domeniche di novembre e dicembre 2023 (16h-18h), su questa pagina.



  • 1. I sessi non sono gruppi naturali, ma classi antagoniste

    Monique Wittig ha sviluppato il suo pensiero all’interno di un paradigma teorico - il femminismo materialista - caratterizzato da una visione costruttivista e antagonista dei gruppi di sesso. Per le teoriche femministe materialiste che insieme a Wittig hanno animato la rivista Questions féministes (1977-1980) uomini e donne non sono “gruppi naturali” naturalmente complementari, ma classi di sesso costituite da un rapporto sociale naturalizzato di appropriazione, inferiorizzazione e alterizzazione delle donne da parte degli uomini. La lezione intende illustrare le radici femministe materialiste dell’opera di Wittig e mettere in luce i debiti intellettuali che quest’ultima ha nei confronti di altre teoriche quali Christine Delphy, Colette Guillaumin, Nicole-Claude Mathieu, Paola Tabet e Sande Zeig.



  • 2. L’eterosessualità come regime politico totalitario

    Per Monique Wittig l’eterosessualità non è riducibile ad un orientamento sessuale, si tratta, invece, di un “regime politico totalitario” che controlla tutta la nostra produzione mentale e opera come l’ineludibile presupposto di qualsiasi forma di società, cultura o soggettività. Detto altrimenti, l’eterosessualità non ha nulla di naturale, ma è un sistema coeso di rapporti di potere naturalizzati attraverso la loro istituzionalizzazione e la loro incorporazione. La lezione intende ricostituire la teoria wittighiana dell’eterosessualità pensata come articolazione di rapporti sociali di appropriazione delle donne da parte degli uomini e, più in generale, dei gruppi minoritari da parte dei gruppi maggioritari, con una struttura di percezione essenzialista e differenzialista - il “pensiero straight” - che, attraverso le categorie di “sesso” e “razza”, nasconde l’oppressione dei gruppi minoritari dietro la nozione di “differenza”.



  • 3. Il lesbismo apre una nuova dimensione dell’umano

    Al cuore della produzione teorica e letteraria di Wittig, il lesbismo è da lei trattato in modo del tutto inedito. Non designa, infatti, un orientamento sessuale, né una “differenza” che chiede inclusione o rivendica la propria irriducibile alterità, ma il posizionamento di un gruppo sociale - le lesbiche - caratterizzato da un vantaggio strategico rispetto alle donne eterosessuali. Per Wittig, essere lesbica significa sfuggire parzialmente ai rapporti sociali e categoriali di inferiorizzazione e alterizzazione che costituiscono la classe di sesso “donne”. Nella misura in cui la definizione delle lesbiche wittighiane non si fonda sulla nozione di “differenza sessuale” (da Wittig pensata come vettore ideologico primo dell’inferiorizzazione delle donne), tali soggettività si configurano come strutturalmente rivoluzionarie perché in grado di “aprire un’altra dimensione dell’umano”, al di là della categoria di sesso.




  • 4. Linguaggio e reinvenzione di sé: scienza dell’oppressione e letteratura minoritaria

    Per Monique Wittig, la messa in atto di pratiche rivoluzionarie non richiede solo la trasformazione dei rapporti sociali ed economici, ma esige anche la “trasformazione politica delle parole e delle categorie” perché il linguaggio plasma i corpi e le menti dei soggetti sociali trasformando le gerarchie sociali che esso veicola in automatismi percettivi e motori. La lezione presenterà la teoria del linguaggio di Monique Wittig come arma a doppio taglio: da un lato, cinghia di trasmissione della dominazione eteronormativa, dall’altro, sito che i soggetti minoritari possono investire per inventare nuove categorie e nuove soggettività al di là delle categorie di sesso e di genere. Una tale visione della relazione tra realtà e linguaggio genera due conseguenze: l’irruzione nel campo del sapere di quella che Wittig chiama “la scienza dell’oppressione fatta dalle persone oppresse” e l’emergere, nel campo letterario, di testi minoritari che operano come “cavalli di Troia” smascherando il particolarismo e la violenza insita nella nozione di “universale” in vigore.


  • Bibliografia